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AMBIENTE
Al via la produzione di etanolo dalle alghe
Verónica Díaz Favela

Rendering dei futuri impianti per la produzione di alghe blu-verdi
Foto: BioFields

CITTÀ DEL MESSICO, 11 dicembre 2009 (IPS) - Dal 2014 l’azienda messicana BioFields produrrà biocombustibile a base di alghe in un impianto su larga scala a 300 chilometri dagli Stati Uniti, futuro cliente di punta.


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Gli uffici della BioFields sono al dodicesimo piano di un lussuoso edificio a Lomas de Chapultepec, una zona esclusiva della capitale messicana. Al momento l’azienda non vende nulla, ma si prefigge di rivoluzionare il mercato dei biocombustibili.

Entro fine anno, BioFields comincerà a costruire una centrale pilota per ricavare etanolo dalle alghe, a Puerto Libertad, un paese di circa 3mila abitanti nel municipio di Pitiquito (stato messicano settentrionale di Sonora), ci ha detto Sergio Ramírez, direttore del dipartimento affari generali.

L’impianto sarà ultimato nel secondo semestre del 2010, ha aggiunto Ramírez, che è anche il primo dipendente della BioFields, fondata nel febbraio 2007.

BioFields detiene i diritti per impiegare in Messico la tecnologia “Direct to Ethanol” (Dritti all’etanolo), realizzata da Algenol, che consente di produrre biocarburante a base di alghe blu-verdi ibride.

Le alghe producono l’etanolo naturalmente, e la tecnica adottata ne ottimizza il processo per la produzione industriale. Successivamente l’etanolo potrà essere miscelato alla benzina (in proporzioni diverse), riducendo le emissioni di gas serra causate dai trasporti.

“Il punto di forza di questa tecnologia consiste nell’aver individuato un’alga che secerne l’etanolo naturalmente, permettendoci dunque di saltare due processi industriali: la fermentazione e la sintesi. Ciascun micro-organismo diventa una “fabbrica in miniatura”, ha aggiunto Ramírez.

Per la crescita e la riproduzione, le alghe saranno collocate in bacini con borse di plastica piene d’acqua salata pompata dal Mar de Cortés, a pochi metri dall’impianto, ha poi specificato Ramírez.

Le alghe si alimenteranno di radiazioni solari, nitrati e CO2 derivante da una delle centrali termoelettriche più inquinanti del Messico, a Puerto Libertad.

Per assorbire il biossido di carbonio, l’impianto pilota sarà costruito su una superficie di un ettaro e mezzo adiacente alla centrale termoelettrica, di proprietà della Commissione Federale per l’Elettricità (CFE nell’acronimo spagnolo), ente messicano parastatale.

Se il progetto darà i risultati sperati, la CFE tratterrà le risorse derivanti dalla cattura del biossido di carbonio tramite il Meccanismo di Sviluppo Pulito previsto dal Protocollo di Kyoto per i cambiamenti climatici.

Si tratta di un meccanismo che permette ai paesi più ricchi, obbligati a ridurre la propria quota di inquinamento ambientale, di compensare parte delle proprie emissioni di gas serra finanziando progetti per ridurle nei paesi in via di sviluppo. Dopo aver testato la formula, si costruirà un grande impianto industriale insieme alla Commissione Federale per l’Elettricità, su un terreno desertico di 22mila ettari. L’obiettivo è produrre oltre 946 milioni di litri entro il 2014, e circa 3.800 milioni entro il 2020.

L’investimento ammonterà a 850 milioni di dollari, erogati dal fondatore e direttore generale di BioFields, Alejandro González, proprietario del Gruppo Gondi, una delle principali aziende di riciclaggio di cartone del Messico.

Il primo cliente di BioFields sarà il Messico stesso, giacché Petróleos Mexicanos (Pemex) ha in previsione di sostituire i composti ossigenati della benzina (pari al 5 per cento per litro) con l’etanolo a partire dal 2012; il suo fabbisogno annuo ammonterà a oltre 3mila milioni di litri. BioFields, però, pensa anche all’esportazione. “Siamo a meno di 300 km dalla California, Arizona e Nuovo Messico, i tre principali mercati consumatori di etanolo al mondo”, ha ricordato Ramírez.

Ma l’azienda punta anche al Giappone e all’Europa, con cui il Messico ha firmato accordi commerciali per l’abbattimento delle tariffe doganali sull’importazione.

Ramírez, tuttavia, ha ammesso che prima di diventare redditizia la BioFields dovrà fronteggiare sfide enormi. Innanzitutto, si deve attendere il consolidamento del mercato mondiale dei biocombustibili.

Se nei prossimi anni sarà creata una tecnologia per estrarre petrolio in acque profonde a basso costo, incrementando le riserve mondiali, il mercato dei biocarburanti non potrà consolidarsi facendo leva sul risparmio energetico.

Intervistata, la ricercatrice Michelle Chauvet, dell’Universidad Autónoma Metropolitana del Messico (UAM), ha detto che i biocombustibili sono redditizi solo se il prezzo del petrolio supera i 50 dollari al barile.

La seconda sfida per BioFields è il consolidamento del mercato del carbonio. L’azienda ha bisogno di sapere se potrà attingere gratuitamente alla CO2 presente nell’atmosfera, se riceverà sovvenzioni per eliminarla dall’ambiente, ovvero che quotazioni raggiungerà la CO2 a tonnellata.

Rodolfo Quintero, ricercatore del Dipartimento Processi e Tecnologia della Universidad Autónoma Metropolitana, ritiene che “vi sia un forte interesse a sviluppare combustibili rinnovabili e a buon mercato che non provengano dagli idrocarburi”.

“È finita l’epoca del petrolio a basso prezzo; e, se ve ne sarà ancora, costerà di più e sarà più raro”, ha aggiunto. Per esempio, è stato calcolato che le riserve del Messico basteranno solo per altri 9 anni, ci ha detto Quintero. Per contro, i biocombustibili di prima generazione (etanolo e biodiesel ricavati da mais, canna da zucchero, soia e frumento) sono stati oggetto di critiche, perché provenendo da coltivazioni alimentari fanno aumentare i prezzi dei rispettivi alimenti.

Inoltre, rispetto ai combustibili fossili, non danno grandi vantaggi ambientali, soprattutto considerandone l’impatto ambientale dalla semina della biomassa al consumo finale, ha aggiunto il ricercatore.

L’idea di BioFields “in sé non è cattiva, ma si dovrà verificare se funziona su scala industriale”, ha detto Quintero.

Secondo Chauvet, che studia l’impatto sociale dei biocombustibili, oltre al progetto di BioFields è necessario conoscere bene le esperienze di altri stati.

La Malaysia, l’Indonesia, Sumatra e il Borneo hanno abbattuto le proprie foreste per fornire biodiesel all’Europa. L’Argentina ha spostato la popolazione per creare monocolture di soia transgenica, causando la desertificazione, che a sua volta aggrava le conseguenze del surriscaldamento del pianeta.

Per Chauvet, che anche laureata in economia, spostarsi sulla produzione di etanolo a partire dalle alghe è l’opzione migliore per il Messico, anche se sarà necessario controllare le condizioni di lavoro nelle aziende, considerato che “in alcuni casi ai lavoratori viene riservato un trattamento che ricorda la schiavitù”.

BioFields prevede di creare circa 1500 posti di lavoro a tempo determinato, per la costruzione degli impianti e, dopo averne avviato il funzionamento, 350 posti a tempo indeterminato. Gli abitanti di Puerto Libertad “sono occupati nella pesca stagionale”, e sperano che il progetto porti loro dei vantaggi, ha detto Lauro Urial, segretario comunale di Pitiquito.© IPS

* Questo articolo è parte di una serie prodotta da IPS (Inter Press Service) e IFEJ (acronimo inglese della Federazione Internazionale dei Giornalisti ambientali) per l’Alleanza dei Comunicatori per lo Sviluppo Sostenibile (http://www.complusalliance.org). (FINE/2009)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile ma non riproducibile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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