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EDITORIALE
Europa e America Latina: vicine nel commercio, lontane nell’informazione.
Mario Lubetkin (*)

Mario Lubetkin, direttore generale dell’agenzia stampa Inter Press Service (IPS)
Foto: IPS

ROMA, 9 luglio 2010 (IPS) - Mentre molti dati riguardanti l’economia e il commercio dimostrano l’esistenza di relazioni positive tra Europa e America Latina, che vanno a rafforzare la loro vicinanza storica e culturale, da tempo i media europei dedicano ben poco spazio all’informazione latinoamericana, contribuendo ad allontanare gli interessi dei leader e delle popolazioni del vecchio continente dalle vicende oltreoceano.


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Durante il Summit Europa-America Latina ospitato a Madrid lo scorso maggio, sono stati conclusi accordi di libero scambio con l’America Centrale e alcuni paesi andini, e sono stati rilanciati i negoziati con il Mercato comune del Sud (Mercosur, di cui fanno parte Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay). Nella maggior parte dei media europei, le informazioni sugli accordi e sullo stesso summit - al quale hanno partecipato circa 60 tra capi di stato e rappresentanti istituzionali di alto livello - hanno occupato uno spazio secondario se non addirittura inesistente, a differenza di quanto avveniva appena pochi anni fa, quando le notizie sull’America Latina ricevevano tutta un’altra attenzione.

L’Unione europea è attualmente il principale partner commerciale del Mercosur; l’Ue esporta più verso l’America Latina che verso la Cina, e i suoi investimenti nella regione superano quelli effettuati nell’insieme nei paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) o nei nuovi paesi membri dell’Ue. Tra il 1999 e il 2008, il commercio interregionale è raddoppiato; le esportazioni latinoamericane verso l’Ue sono aumentate da 42,5 a 102,4 miliardi di euro e le importazioni da 52,2 a 86,4 miliardi di euro.

Eppure, nella stampa europea viene prima l’Europa, poi gli Stati Uniti, a seguire l’Asia per ragioni economiche e strategiche, poi ancora l’Africa per ragioni umanitarie o connesse all’immigrazione e solo all’ultimo posto l’America Latina. È stata questa la conclusione unanime dei giornalisti dei principali media europei specializzati sull’America Latina durante il seminario dei direttori e degli editori organizzato dall’IPS e dal governo spagnolo, nel quadro della presidenza spagnola dell’Unione europea.

Al contrario, in America Latina le notizie sull’Europa continuano a occupare uno spazio importante, anche se minore rispetto agli anni scorsi.

Secondo alcuni analisti latinoamericani, la loro regione ha smesso di “fare notizia” in Europa da quando sono finiti i colpi di stato, le ondate di esili o le massicce violazioni dei diritti umani. Altri attribuiscono il minore interesse europeo ad una scarsa conoscenza e comprensione da parte dei principali media europei dei nuovi processi di crescita e di integrazione regionale che rafforzano il ruolo dell’America Latina sullo scenario internazionale.

Solo pochi media europei hanno sottolineato che la recessione che ha colpito gli Stati Uniti, l’Europa e il Giappone per la prima volta non ha avuto un effetto ancora più negativo sui paesi del Sud. È stato sottolineato che le crisi che prima di questa hanno colpito i paesi latinoamericani, e quelli asiatici, li hanno obbligati a un maggiore rigore; questo si è tradotto in una solidità finanziaria che, insieme a una maggiore maturità politica, ha portato stabilità e ha rafforzato il sistema democratico.

Inoltre, la nascita delle cosiddette imprese “multilatine”, come Petróleos del Sur e Banco del Sur, sta stimolando l’integrazione regionale, soprattutto nei settori dell’energia e delle infrastrutture per le comunicazioni.

Attualmente, il Pil delle sette principali economie latinoamericane è pari a quello della Cina. Confrontando con attenzione le agende dell’Europa e dell’America Latina, si ritrovano alcuni aspetti di coerenza e altri di incoerenza.

Mentre c’è convergenza nei programmi di inclusione sociale, liberalizzazione, diritti umani e lotta al terrorismo e al narcotraffico, ci sono ampie discrepanze nell’approccio al protezionismo, specialmente in materia di agricoltura, così come sui temi legati all’immigrazione e alle ataviche esplosioni di colonialismo - come ad esempio per il conflitto anglo-argentino sulle Falkland/Malvine. Sarebbe bene che queste due regioni lavorassero insieme per trovare delle aree di consenso comuni nel rispetto delle loro differenze.

Un giornalista latinoamericano ricordava che Unione europea e America Latina condividono ancora una reciproca fiducia, che consente la negoziazione di accordi per il libero mercato senza provocare reazioni negative. Reazioni che invece ci sono state quando la proposta di creare una Zona di libero scambio delle Americhe era partita dagli Stati Uniti, finendo poi in un nulla di fatto di fronte alle forti proteste popolari e al mancato supporto da parte di diversi governi, specialmente di quelli di sinistra.

La complessità di questi fenomeni rende necessaria una maggiore preparazione da parte degli addetti ai lavori. Le difficoltà economiche dei media europei hanno ridotto ancora di più le possibilità di copertura dell’America Latina solo attraverso le proprie risorse, cosa che solleva un interrogativo importante sulla qualità dell’informazione su questa regione in Europa.

Alcuni leader europei credono che i loro paesi siano “distratti” sull’America Latina; tuttavia, come è stato riportato da uno studio recente del Cepal, le relazioni bilaterali mondiali necessitano di maggiore attenzione perché, se il passato può aver unito le due aree, il comportamento attuale dei mercati darà vita a nuove alleanze. Le previsioni sull’andamento del mercato, infatti, indicano che nel 2020 il principale partner dell’America Latina per il commercio sarà la Cina, e non l’Europa. © IPS (FINE/2010)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile ma non riproducibile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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