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Portare la scienza per le strade
Beatrice Paez

New York, 15 luglio 2010 (IPS) - Ottanta studenti muniti di block notes si sono lanciati, divisi in gruppi, nell’esplorazione di mercati e negozi alimentari di New York, per scoprire quali prodotti si vendono nei loro quartieri. Un’immagine simile viene da Dar es Salaam, in Tanzania, dove le studentesse imparano come coltivare funghi commestibili nei loro villaggi.


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Vivienne Cain, che partecipa al progetto “Nutrition and Healthy Living” della Harlem Children Society, ha preso nota dei prezzi, delle dimensioni, di come viene esposta e soprattutto della disponibilità di frutta e verdura. Lo scopo della ricerca è confrontare questi dati con le caratteristiche demografiche, socio-economiche e con il tasso di disturbi legati all’alimentazione degli abitanti di ogni quartiere di New York.

I ragazzi hanno scoperto che il quartiere con i prodotti di qualità più scarsa è il Washington Heights di Manhattan, dove vive una vasta comunità ispanica con un livello culturale mediamente basso.

Appassionata di sociologia e antropologia Cain spera che gli studenti utilizzino i dati raccolti per approfondire la ricerca nei quartieri in cui l’obesità è particolarmente diffusa. In generale, circa un terzo dei cittadini americani è considerato obeso.

“Speriamo di poter diffondere la conoscenza del fenomeno obesità là dove non è diffusa una cultura dell’alimentazione” ha detto all’IPS.

Allo stesso tempo, in Tanzania va avanti il progetto della Harlem Children Society (HRC) incentrato sulla diffusione delle tecniche di coltivazione dei funghi e il loro potenziale impatto sull’economia locale. Altri studenti sono coinvolti nella gestione dei problemi che maggiormente affliggono la comunità locale come AIDS, alcolismo e agricoltura.

Gli studenti, provenienti in genere da famiglie poco abbienti e scuole altrettanto povere sia dal punto di vista culturale che economico, ora si trovano impegnati in progetti di ricerca promossi in tutto il mondo da eminenti scienziati, ingegneri e matematici.

I principali beneficiari dei progetti negli Stati Uniti sono ragazzi di origini afroamericane (il 40 percento) e ispaniche (il 26 percento), ma alcune iniziative coinvolgono anche alcuni nativi americani (il 16 percento).

L’HRC è un progetto scientifico che mira a scovare i talenti di aspiranti scienziati e a prepararli alla professione, concedendo loro la rara opportunità di effettuare ricerche sul campo. L’idea di “addestrare” in questo modo gli Einstein e Marie Curie del futuro è venuta a un genetista molecolare, il dottor Sat Bhattacharya, che ha avuto questa idea semplice ma innovativa prendendo per primo sotto la sua ala protettrice tre studenti.

Il progetto pilota è partito a New York e oggi conta più di 750 studenti. Il programma è attivo in 12 paesi e spazia nei cinque continenti; molti degli studenti, 350 circa, provengono da paesi come Messico, Honduras, Etiopia, India e Malesia.

“Inizialmente pensavo semplicemente di coinvolgere gli studenti dei quartieri vicini e più disagiati” ha detto Bhattacharya all’IPS. “Ma l’idea si è sviluppata, è cresciuta, e oggi intorno ad essa si è creata una grande organizzazione”.

Shaveene, uno dei primi studenti coinvolti, ora studia infermieristica alla Columbia University. Circa il 20 percento degli studenti della HCS frequentano le scuole della Ivy League.

Shaveene continua a pensare in grande, e sta progettando la creazione di un sistema che aiuti gli studenti della HCS ad accedere all’educazione universitaria.

“C’è un tasso di abbandono altissimo, specialmente tra gli ispanici, gli africani e i nativi: del 60 percento circa nei primi tre anni di università” spiega.

Bhattacharya immagina uno spazio in cui gli studenti abbiano l’opportunità di continuare la ricerca sul campo e spera di allargare il programma agli altri membri della comunità e ai loro genitori.

L’idea è arrivata nelle scuole del Bronx, di Manhattan, del Queens, e di Brooklyn, dove i professori nominano o garantiscono per gli studenti più inclini a dedicarsi alla scienza. Come Elena Feldman, una giovane studentessa delle medie, che ha la curiosità scientifica nei geni. Ha saputo del programma dal fratello maggiore, che, dice lei, non l’ha aiutata per niente a inseguire il suo sogno: studiare ingegneria meccanica al MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Lavorare gomito a gomito con gli scienziati migliori è stato il momento più importante nell’esperienza di Elena Feldman, che ha presentato insieme a loro un progetto col quale ha vinto il concorso indetto dalla Sigma Xi, una società di ricerca scientifica che annualmente discute i nuovi sviluppi di scienza e tecnologia.

La settimana scorsa gli studenti hanno ricevuto l’apprezzamento del Nobel Sidney Altman, un biologo molecolare che ha studiato l’RNA, e hanno celebrato la cerimonia d’investitura che ogni anno segna l’inizio del programma. “Non rinunciate mai a fare domande…. Perché non esistono domande stupide” ha insistito Altman.

HCS vorrebbe aprirsi alla comunità: il dottor Rani Roy, coordinatore del progetto nutrizionale, ha spiegato all’IPS che “La consapevolezza e l’educazione alimentare dovrebbero entrare prima di tutto nelle case, e poi la comunità, attraverso le fiere della scienza”.

Le strade di Harlem ogni anno a settembre sono piene di progetti per il festival e la fiera della scienza, in cui le famiglie degli studenti e i membri della comunità possono vedere e partecipare ai lavori degli studenti. “Anche i professori delle scuole vengono a vedere e a volte sono particolarmente interessati a uno studente e al suo lavoro” spiega Feldman. Per far sì che il programma sia sostenibile nel lungo termine, Bhattacharya insiste sul fatto che “gli studenti devono riuscire a restituire qualcosa alla comunità”. E aggiunge “Per me vederli fare questo è la cosa più gratificante”. (FINE/2010)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile ma non riproducibile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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