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Ridurre la povertà in Africa, incentivare l'istruzione delle giovani
Blain Biset

Sedici milioni di ragazze in Africa non hanno accesso all’istruzione. Nel Sudan del Sud le donne alfabetizzate sono appena l’otto percento: uno dei tassi d’istruzione più bassi al mondo.
Foto: John Robinson/IPS

ADDIS ABEBA, ott 2012 (IPS) - Nonostante negli ultimi dieci anni si siano registrate 52 milioni di iscrizioni in più nelle scuole elementari dell’Africa sub-sahariana, e il numero delle bambine iscritte sia aumentato dal 54 al 74 percento, a moltissime di loro (16 milioni) viene ancora negata l’istruzione.


   
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Sono i dati del recente rapporto di Plan International, “Progressi e ostacoli all’istruzione femminile in Africa”, pubblicato a Addis Abeba l’11 ottobre scorso in occasione della prima Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze.

Secondo la relazione, il numero d’iscritti nelle scuole dell’Africa sub-sahariana rimane il più basso al mondo, e i ragazzi hanno maggiori probabilità di frequentare la scuola.

Il rapporto avverte che se la situazione non cambia immediatamente, l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio di rendere universale l’istruzione primaria entro il 2015 non sarà raggiunto. (Gli MDG sono una serie di traguardi per lo sviluppo concordati dagli stati membri delle Nazioni Unite nel 2000).

Luther Anukur, vicedirettore di Plan International per l’Africa orientale e meridionale, ha spiegato all’IPS che la cultura è una delle cause principali del problema. “Dobbiamo discutere insieme alle comunità il problema delle bambine che non frequentano la scuola”.

Diversi fattori impediscono alle ragazze di studiare, come i costi dell’istruzione, la violenza nelle scuole, o le famiglie che preferiscono far studiare i figli maschi.

Dal rapporto emerge che nonostante la presenza di politiche nazionali che in molti paesi africani garantiscono l’istruzione primaria gratuita, la realtà per i bambini e i genitori è ben diversa.

“Le tasse scolastiche ufficiali possono anche essere state abolite, ma molte scuole continuano a far pagare altri contributi, come quelli per l’iscrizione o per gli esami. Se si aggiungono anche le spese per le uniformi, i libri, il trasporto, la cancelleria e altri ‘costi nascosti’ dell’istruzione, mandare un figlio a scuola diventa un investimento significativo per le famiglie”, si legge nel documento.

Il matrimonio e la gravidanza precoci sono un'altra causa determinante dell'abbandono scolastico da parte delle ragazze. In Uganda, Guinea-Bissau e Liberia quasi il 60 percento delle alunne ha lasciato la scuola per una gravidanza precoce. E in paesi come la Nigeria, il Ciad e il Mali i due terzi delle ragazze si sposano entro i diciott’anni.

Isabella*, una ragazza mozambicana di 19 anni, si è già sposata due volte, e di recente è stata costretta dalla famiglia al terzo matrimonio con un uomo più grande di lei. Non ha né istruzione né un diploma, e dipende unicamente dalla famiglia.

“Mi hanno avvertita che se mi fossi ribellata, si sarebbero liberati di me e dei miei (due) bambini. Dato che non ho un lavoro, ho dovuto affrontare questa nuova sfida”, ha dichiarato a Plan International.

Latifa*, una ragazza etiope di 15 anni, si è ribellata alla famiglia quando il patrigno ha deciso di farle sposare un ex-soldato di quarant’anni. Non è stato facile per lei sfidare la famiglia poiché era oggetto di violente vessazioni. “Quando la situazione era ormai insostenibile, sono scappata e ho fatto sessanta chilometri per andare a vivere con una zia”, ha raccontato a Plan International. È stato difficile raccogliere i soldi per pagare le tasse scolastiche, ma con un lavoro part-time come parrucchiera se la sta cavando.

Il rapporto ci dice che molte altre ragazze come Latifa alla fine sono costrette ad avere rapporti sessuali per potersi pagare le tasse scolastiche o per comprare beni di prima necessità che non si possono permettere, come saponi, cibo e vestiti.

La Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze è incentrata su ragazze come Isabel e Latifa, ma anche gli uomini e i ragazzi devono fare la loro parte. Anukur ha spiegato che “sono soprattutto gli uomini che decidono se una bambina può andare a scuola o no. Perciò miriamo alle famiglie che mandano le figlie a scuola, così che possano diventare dei modelli per la comunità”.

È vero che l’Africa è povera, osserva Anukur, ma alle volte i governi usano quest’argomento per giustificare il fatto di non essersi fatti carico della situazione. Al continente le risorse non mancano, sostiene.

“Tutto dipende da come gestiamo queste risorse. La governance è un grande problema in Africa; è importante che i governi si impegnino a cambiare”.

Jean-Pierre Onvehoun Ezin, commissario alle Risorse Umane, Scienza e Tecnologia dell’Unione Africana, ha spiegato all’IPS che l’organizzazione ha preso l’impegno di assicurare alle ragazze africane di crescere in maniera sicura con l’opportunità di realizzare il loro pieno potenziale.

“Essendo sia giovani sia di sesso femminile, le ragazze sono emarginate, sfruttate e maltrattate più di ogni altro gruppo”. Garantire alle ragazze di realizzare tutto il loro potenziale “non è solo un obbligo morale, ma è anche la soluzione migliore che conosciamo per debellare la povertà”, ha aggiunto.

Ezin ha spiegato che le politiche sono buone sulla carta, ma metterle in pratica rimane un ostacolo per l’Africa intera.

“Come organizzazione o istituzione possiamo dire molte cose e ad alta voce, ma non si cambierà niente da soli”.

Per il commissario dell’Unione Africana, l’istruzione di base è responsabilità dei singoli paesi.

“La società civile, le Ong e i governi devono lavorare insieme per incentivare politiche per l’istruzione”, ha aggiunto. © IPS

*Nomi fittizi(FINE/2012)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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