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I musulmani negli Usa, decisivi per le elezioni?
Jim Lobe*

WASHINGTON, ottobre 2012 (IPS) - Con Barack Obama e Mitt Romney praticamente alla pari a pochi giorni dalle elezioni, i voti dei musulmani potrebbero essere determinanti per il risultato finale delle elezioni del 6 novembre.

   
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Un recente sondaggio effettuato su 500 elettori musulmani registrati ha rivelato che attualmente più dei due terzi (68 per cento) hanno intenzione di votare per Obama e solo il diciassette per cento per Romney. Ma un sorprendente 25 per cento ha ammesso di essere ancora indeciso tra i due partiti principali.

E decine di migliaia di elettori indecisi sono concentrati in tre degli “stati in bilico” – Ohio, Virginia e Florida – in cui i candidati hanno concentrato le loro campagne elettorali nelle ultime settimane.

“Il voto dei musulmani potrebbe essere decisivo in diversi stati incerti”, ha affermato Naeem Baig, presidente del Gruppo di lavoro musulmano americano su diritti civili ed elezioni (Amt la sigla inglese), che ha co-finanziato l’inchiesta e il cui braccio politico dovrebbe formalmente sostenere i candidati prima delle elezioni.

Dal sondaggio, condotto nelle prime due settimane di ottobre, è anche emerso che per gran parte degli intervistati gli Stati Uniti dovrebbero sostenere i ribelli in Siria (68 per cento) e che Washington ha fatto bene ad intervenire con la Nato nella rivolta dello scorso anno contro il regime di Gheddafi in Libia (76 per cento).

Gli intervistati si sono dimostrati piuttosto divisi sulla domanda se gli Stati Uniti avessero sostenuto adeguatamente le rivolte in Medio Oriente, conosciute come Primavera araba.

Quanti cittadini musulmani ci siano esattamente negli Usa, e perciò quanti elettori musulmani, è una questione molto dibattuta: il Censimento degli Stati Uniti non può porre domande sull’appartenenza religiosa.

Il Consiglio delle relazioni americano-islamiche (Cair), un altro co-finanziatore dell’inchiesta e un’organizzazione popolare nata 18 anni fa che è diventata una dei gruppi musulmani più attivi del paese, stima che negli Stati Uniti ci sia una popolazione musulmana totale tra i sei e i sette milioni, circa lo stesso numero degli ebrei americani.

Il Centro di Ricerca Pew, invece, ha stimato che il numero totale di musulmani americani sia di 2,75 milioni, di cui un milione bambini e quindi non aventi diritto al voto. Ed ha scoperto che più del 60 per cento dei musulmani negli Stati Uniti sono immigrati e, di questi, più del 70 per cento ha la cittadinanza americana.

La maggior parte dei musulmani nativi sono afroamericani i quali, insieme ad arabi, iraniani e sud-asiatici formano circa l’80 per cento di tutta la popolazione musulmana negli Stati Uniti.

Il Cair stima che il numero totale di elettori musulmani registrati sia di almeno un milione. L’Ohio, secondo le stime del Cair, ha registrato 50mila elettori musulmani, la Virginia circa 60mila, e la Florida tra 70 e 80mila.

Storicamente, i musulmani americani si sono divisi nel loro comportamento alle urne, ma nelle elezioni del 2000 il 72 per cento aveva votato per George W. Bush soprattutto perché in campagna elettorale era andato incontro alle organizzazioni musulmane e, durante un dibattito chiave con l’allora vice-presidente Al Gore, l’ex presidente si era espresso contro l’utilizzo di prove segrete nelle udienze sulla deportazione e contro il racial profiling, o razzismo istituzionale. Alla fine quattro organizzazioni nazionali musulmane avevano appoggiato la sua candidatura.

Ma delusi dalla dura risposta del governo agli attentati dell’11 settembre, con la detenzione di centinaia di musulmani, l’approvazione del cosiddetto Patriot Act, e la guerra in Iraq, i musulmani degli Stati Uniti hanno abbandonato Bush.

Nelle elezioni del 2004, il 93 per cento dei musulmani votò per il candidato democratico, il senatore John Kerry, un altro cinque per cento per il candidato del terzo partito Ralph Nader, e solo l’uno per cento per Bush, secondo i sondaggi condotti all’epoca.

Il cambiamento a favore dei democratici continuò nel 2008, quando circa il 90 per cento degli elettori musulmani votò per Obama, e solo il due per cento per il rivale repubblicano, il senatore John McCain.

In ogni caso non è chiaro se il livello di supporto per Obama rimarrà inalterato, secondo il direttore esecutivo del Cair, Nihad Awad, che ha affermato che i musulmani erano in un certo senso delusi dal fatto che Obama non avesse rispettato fino in fondo alcune delle promesse fatte in campagna elettorale, per emendare o abrogare i provvedimenti più duri del Patrioct Act e per chiudere la prigione di Guantánamo a Cuba.

I musulmani, ha osservato, così come la popolazione in generale, sono rimasti delusi anche dai mancati risultati del presidente in economia, o contro la disoccupazione.

Oussama Jammal, presidente di un comitato di affari pubblici della Società musulmana statunitense (Mas), ha anche osservato che l’ampio uso da parte di Obama di aerei teleguidati per colpire presunti membri della rete di Al-Qaeda e altri militanti islamisti in Pakistan “non è ben visto dalla comunità sud-asiatica (musulmana)”.

Secondo Baig, alcune rivelazioni su una “sorveglianza senza precedenti” delle moschee e l’uso di agenti provocatori da parte dell’Fbi hanno danneggiato la fiducia dei musulmani in Obama.

Il campione di 500 persone su cui si è basato il sondaggio proveniva da una banca dati di circa 500mila elettori americani musulmani, che è stata a sua volta elaborata unendo i registri degli elettori dei diversi stati con una lista di 45mila nomi e cognomi della tradizione musulmana in diversi gruppi etnici a maggioranza islamica in tutto il mondo.

Gli intervistati erano 314 uomini e 186 donne in tutto il paese, di cui il 26 per cento nato negli Stati Uniti e il 71 per cento fuori dagli Usa. (Un tre per cento si è rifiutato di rispondere). Il 93 per cento ha detto di vivere negli Stati Uniti da dieci anni o più.

Del campione totale, il 43 per cento proviene dal sud o sud-est asiatico, il 21 per cento ha origine araba, l’8 per cento europea, il 6 per cento iraniana e il 6 per cento africana, il che indica che i musulmani afroamericani, che si stimano siano circa il 30 per cento di tutti i musulmani statunitensi, potrebbero essere stati sottorappresentati.

Metà degli intervistati ha detto di frequentare la moschea almeno una volta al mese.

L’inchiesta ha un margine d’errore in positivo o in negativo del cinque per cento.

Oltre alle preferenze sui presidenti, il sondaggio ha scoperto che addirittura il 91 per cento degli intervistati ha intenzione di andare a votare nelle elezioni di quest’anno. Alle ultime presidenziali nel 2008, solo il 57 per cento circa degli elettori si era recato alle urne.

Dall’inchiesta è anche emerso che la percentuale di coloro che si considerano più vicini al partito democratico è cresciuto dal 42 per cento nel 2006 al 66 per cento, mentre l’affiliazione al partito repubblicano è rimasta essenzialmente la stessa, tra l’otto e il nove per cento dal 2008. Il 51 per cento degli intervistati ha dichiarato che considera il partito repubblicano ostile ai musulmani, tenuto conto che diversi candidati repubblicani alla presidenza hanno espresso commenti palesemente islamofobici durante la campagna elettorale.

Quando è stato chiesto loro l’importanza attribuita ad alcune questioni estere ed interne attuali (su 16 tematiche in particolare), l’istruzione, il lavoro, l’economia, le politiche sanitarie e i diritti civili sono stati ritenuti “molto importanti” da quattro intervistati su cinque. Il 71 per cento considera “il terrorismo e la sicurezza nazionale” nella stessa categoria, mentre due terzi hanno incluso “la possibilità di una guerra in Iran”. © IPS

*A questo link, il blog di Jim Lobe sulla politica estera degli Stati Uniti: http://www.lobelog.com/ (FINE/2012)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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