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L’ossessione di Israele per il monopolio nucleare in Medioriente
Thalif Deen

NAZIONI UNITE, feb, 2015 (IPS) - Nell’imminenza dei colloqui sul nucleare iraniano fissati per il 24 marzo, si anima il dibattito tra gli attivisti sul tema caldo della politica occidentale dei “due pesi e due misure” e, ancora di più, sul riemergere della vecchia proposta di un Medio Oriente libero dalle armi di distruzione di massa (ADM).

   
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Il segretario generale Onu Ban Ki-moon (sx) e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in conferenza stampa a Gerusalemme il 13 ottobre 2014
Foto: UN Photo/Eskinder Debebe

Alla domanda sull’ossessione di Israele di impedire ai vicini di dotarsi di nucleare - prima di tutto l’Iran ma anche l’Arabia Saudita e l’Egitto -, Hillel Schenker, coeditore del Palestine-Israel Journal con sede a Gerusalemme, ha detto all’IPS che “è principalmente opera di Benjamin Netanyahu, che ha costruito la propria carriera politica soffiando sul fuoco della paura e sostenendo che Israele deve essere irremovibile e guidato da un leader forte [lui] per reggere le sfide”.

Ed è questa la principale motivazione del suo imminente e assai controverso discorso di parte, ha sottolineato Schenker, previsto per la vigilia delle elezioni israeliane (fissate al 17 marzo) davanti al Congresso Usa e che ha sollevato una fortissima opposizione in Israele, all’interno della comunità ebraica americana e negli Stati Uniti in generale.

L’Iran, che ha sempre negato ogni piano per acquisire armi nucleari, porterà avanti il suo ultimo round di colloqui con la Germania e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina e Russia (noti come P-5, più uno).

Alcuni giorni fa, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha rivolto a Usa e Israele, entrambi dotati di nucleare, una domanda retorica venata di sarcasmo: “siete riusciti a garantire la sicurezza per voi stessi, con le bombe atomiche?”.

Il New York Times riporta, in base ai dati dell’Associazione per il controllo delle armi di Washington, che Israele possiederebbe tra 100 e 200 testate nucleari. Gli israeliani non hanno mai né confermato né negato il loro arsenale. Ma sia Usa che Israele hanno sempre avuto la tendenza ad aggirare la proposta di un Medioriente senza nucleare.

Bob Rigg, ex redattore capo dell’Organizzazione per il divieto delle armi chimiche (OPCW dall’acronimo inglese), ha spiegato all’IPS che il governo Usa ignora strategicamente le valutazioni della loro stessa Agenzia Nazionale di intelligence (condivise dalle circa 13 diverse agenzie di intelligence del paese), secondo cui non esisterebbe nessuna prova, sin dal 2004, dell’intenzione dell’Iran di acquisire armi nucleari.

“Con Israele unico detentore del nucleare in Medio Oriente, e con la capacità convenzionale e nucleare degli Usa, entrambi i paesi avrebbero un enorme potere di leva strategico nella regione”, dice Rigg.

E questo è ancora più realistico adesso, dopo la distruzione delle armi chimiche della Siria, che erano l’unica vera minaccia a Israele nella regione.

“La distruzione delle armi chimiche siriane è un fatto passato stranamente inosservato. La Siria possedeva missili di fabbricazione russa che potevano essere puntati contro i centri popolati di tutto Israele”, ha detto Rigg, che è stato anche presidente della Commissione consultiva neozelandese per il disarmo.

La domanda che si pongono gli analisti militari è perché Israele, dotato sia di armi nucleari che di alcune delle più sofisticate armi convenzionali degli Stati Uniti, teme ogni paese vicino dotato di armi di distruzione di massa?

Se l’Iran, o anche l’Arabia Saudita o l’Egitto, fossero dotati di armi nucleari, si chiedono gli attivisti, rischierebbero di utilizzarle contro Israele, considerando che in tal modo sterminerebbero anche i palestinesi dei territori occupati dagli israeliani?

Schenker spiega all’IPS che “se l’Iran scegliesse le armi nucleari, la sua prima ragione sarebbe difendere il regime, non attaccare Israele. Ciononostante, gli si impedisce di dotarsi di queste armi”.

Ovviamente, aggiunge l’esperto, di fronte a questo rischio, la soluzione sarebbe creare una zona libera dalle ADM in Medioriente.

A tale scopo servirebbero due processi paralleli: da una parte, la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e dall’altra, la creazione di un regime regionale di pace e sicurezza, con l’aiuto dell’Iniziativa di pace araba (API), che prevedrebbe fondamentalmente una zona libera dalle armi di distruzione di massa, spiega Schenker, ferreo sostenitore del disarmo nucleare.

Quanto all’iniziativa di una conferenza internazionale sulla zona libera dalle ADM e dal nucleare, da convocare prima della prossima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (NPT) prevista per inizio aprile, aggiunge Schenker, è una proposta ancora aperta.

Rigg ha spiegato che il primo ministro israeliano Ben Gurion voleva le armi nucleari sin dall’inizio, quando lo Stato d’Israele fu approvato dalle nuove Nazioni Unite, allora composte di soli 55 membri. La maggior parte del mondo in via di sviluppo si stava ancora riprendendo dalla Seconda guerra mondiale, e molti Stati dovevano ancora emergere.

Gli Stati Uniti, insieme ai poteri occidentali, ebbero un ruolo chiave nella creazione dell’Onu. “Volevano Israele, nonostante l’assassinio, ad opera di terroristi israeliani, del conte svedere Folke Bernadotte, il rappresentante Onu sospettato di favorire i palestinesi”, dice Rigg.

I palestinesi vennero consultati e si opposero, ma furono ignorati, spiega. Solo due Stati arabi facevano parte delle Nazioni Unite, e neanche loro furono ascoltati. La maggior parte degli Stati musulmani non esistevano ancora, o furono ignorati.

“Quando le Nazioni Unite approvarono la nascita di Israele, gli Stati arabi attaccarono, ma furono sconfitti. Non volevano che Israele venisse trapiantato nella loro regione. E non lo vogliono neanche oggi. Non è cambiato nulla”.

A causa dell’accanita ostilità degli Stati arabi alla creazione di Israele da parte dell’Occidente, prosegue Rigg, Israele ha sviluppato le armi nucleari, per garantirsi una maggiore sicurezza.

“Se Israele perdesse il proprio monopolio nucleare nella regione, sarebbe vulnerabile. Per questo gli Usa si danno molto da fare per bloccare il nucleare – tranne per Israele”, ha aggiunto. Oggi neanche Israele sostiene più che l’Iran sia dotato di nucleare.

“Una zona libera da armi nucleari in Medio Oriente è una presa in giro. Se Israele si unisse al Trattato di non proliferazione, dovrebbe dichiarare e distruggere il proprio arsenale”.

Gli Stati Uniti cercano ogni scusa per evitare di costringere Israele ad unirsi al TNP. Gli Usa di fatto sono favorevoli alla proliferazione nucleare in Medio Oriente, anche se i diversi presidenti Usa si sono rifiutati di dichiarare pubblicamente il possesso del nucleare da parte di Israele, ha detto.

A causa di tutti questi fattori, una zona mediorientale libera dal nucleare non è una possibilità reale, anche se il Presidente Obama e Netanyahu sono ai ferri corti, sostiene Rigg.

Secondo Schenker, le affermazioni di Netanyahu arrivano quando la Lega Araba, formata da 22 membri, sostenuta dall’Organizzazione per la cooperazione islamica (OIC, composta da 57 membri), ha già presentato da diverso tempo a Israele l’Iniziativa di pace araba (API).

L’API propone la pace e una distensione delle relazioni in cambio della fine dell’occupazione, oltre all’istituzione di uno stato palestinese in Cisgiordania, Gaza, con Gerusalemme est come capitale, e una soluzione concordata al problema dei rifugiati.

Questo non significa che il pericolo di proliferazione nucleare non sia un problema in Medio Oriente, ha detto Schenker.

“Finché Israele mantiene il monopolio sulle armi nucleari, e ha promesso di usarle solo come soluzione estrema, sembra ci si debba rassegnare alla situazione attuale”.

Un eventuale programma iraniano sul nucleare romperebbe questo status quo e creerebbe il rischio di una corsa agli armamenti nucleari nella regione, ha osservato. Sfortunatamente, la comunità mondiale adesso è molto impegnata in altre crisi importanti, come l’Ucraina e lo Stato islamico.

“Bisogna quindi sperare che una certa attenzione politica sia incentrata anche sulle sfide legate all’imminente conferenza di revisione del TNP, e alla necessità di portare avanti il tema di una zona mediorientale libera da ADM”, ha dichiarato.

(Traduzione e editing a cura di Francesca Buffo)(FINE/2015)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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