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Articolo d'opinione
La guerra nucleare può essere evitata?
Gunnar Westberg

GÖTEBORG, Svezia, sett, 2015 (IPS) - La Commissione di Canberra per l’eliminazione delle armi nucleari era composta da ex politici di spicco e alti ufficiali dell’esercito; tra questi, un feldmaresciallo britannico, un generale americano, un segretario della Difesa americano e un Primo ministro francese.

   
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In un rapporto del 1996, la Commissione aveva concordato all’unanimità che “l’asserzione che le armi nucleari possano essere conservate in eterno e mai utilizzate – accidentalmente o volutamente – è ai limiti della credibilità. La sola e totale difesa possibile è l’eliminazione degli armamenti atomici e l’assicurazione che non saranno mai più prodotti”.

Perciò, ecco fatto: le armi nucleari verranno utilizzate, se ci viene permesso di tenerle. Ma anche una “piccola” guerra nucleare, che impiegasse l’uno percento o anche meno di tutti gli armamenti nucleari presenti al mondo, potrebbe provocare una carestia a livello globale e la morte di miliardi di vite umane, o anche peggio.

Il tenente colonnello Bruce Blair negli anni ’70 è stato per diverso tempo comandante delle squadre Usa addette al lancio di missili nucleari intercontinentali. “Sapevo come sparare i missili, non avevo bisogno di permessi”, afferma. Negli anni ’90, fu incaricato di rispondere per il Senato Usa all’interpellanza: “Il lancio non autorizzato di missili nucleari Usa è una possibilità concreta?”.

La risposta di Blair fu affermativa, e il rischio non è insignificante.

In occasione dell’anniversario di Hiroshima, il 6 agosto di quest’anno, Aftonbladet, uno dei principali quotidiani svedesi, ha intervistato il colonnello Blair, attualmente a capo del movimento Global Zero per l’eliminazione del nucleare. Alla domanda del giornalista: “Pensa che le armi nucleari verranno ancora utilizzate?”, Blair, dopo un attimo di esitazione, ha risposto: “Purtroppo non può essere evitato. Basta un codice dati più breve di un messaggio Twitter”.

Blair ci ricorda la storia della Permissive Action Link, un dispositivo di sicurezza per le armi nucleari il cui scopo era quello di impedire l’inserimento non autorizzato o detonazione di un’arma nucleare.

A metà degli anni ’60, l’allora Segretario della difesa Usa, Robert McNamara, emise un’ordinanza per cui il comandante di un sottomarino avrebbe dovuto ricevere un codice per autorizzare il lancio di missili.

Ma la Marina non accettò che gli venisse impedito di lanciare missili di sua iniziativa, come nel caso in cui il contatto con la base fosse interrotto. Il primo codice, 00000000, fu per questa ragione mantenuto diversi anni ed era ampiamente noto. Ciononostante, McNamara non ne venne a conoscenza se non diversi anni dopo aver lasciato il governo.

Un ammiraglio sovietico mi disse un giorno che solo intorno al 1980 fu autorizzato a lanciare missili da un sottomarino senza dover attendere un codice.

Quando si discute dei sistemi di controllo del lancio di missili, spesso veniamo a sapere – come in una sorta di post scriptum – che esiste un piano B: se tutte le comunicazioni con la base fossero interrotte e il comandante valutasse il probabile rischio di guerra, allora i missili possono essere lanciati. Non ci viene mai detto come questo funzioni esattamente. Ma sappiamo che esiste un piano B.

Com’è la situazione oggi? Il lancio non autorizzato di armi nucleari può verificarsi? Secondo il colonnello Blair, certamente sì. Errori, incomprensioni, attacchi di hacker, errore umano – il rischio esiste sempre.

Dopo la fine della Guerra Fredda, abbiamo saputo di diversi “scampati pericoli”. La crisi dei missili di Cuba, in particolare il caso del sottomarino sovietico fermato all’ultimo momento. L’incidente Petrov, nel settembre del 1983. Poi, quella che fu forse la peggiore crisi – la peggiore ma poco nota – dell’esercitazione Able Archer (Abile arciere) della Nato nel novembre 1983, in cui i leader sovietici si aspettavano in qualunque momento un attacco della Nato, mentre la Nato non aveva idea della paranoia sovietica.

Ci sono poi molti altri casi di incidenti a rischio dei quali abbiamo scarse informazioni.

Martin Hellman, un matematico esperto in analisi del rischio, stima che il pericolo di una diffusa guerra nucleare durante i 40 anni di Guerra Fredda era dell’uno percento ogni anno. Ciò vuol dire un rischio totale del 40 percento. L’umanità ha avuto perciò più che una probabilità di essere sterminata. Siamo stati fortunati.

Forse oggi il rischio è minore. Ma con il pericolo della proliferazione, con i nuovi fondi stanziati per la ricerca sulle armi nucleari e con le crescenti tensioni nelle relazioni internazionali, il rischio potrebbe nuovamente aumentare.

Finché esisteranno le armi nucleari, esisterà il rischio; esisterà il pericolo di omnicidio globale, di distruzione assicurata.

O le armi nucleari o noi: non possiamo convivere. Uno di noi deve andarsene.

Il divieto degli armamenti nucleari è necessario. Ed è possibile.(FINE/2015)

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non rappresentano necessariamente il punto di vista dell’IPS-Inter Press Service, né possono essere attribuite all’IPS.

*L'articolo è stato originariamente pubblicato dalla Transnational Foundation for Peace and Future Research (TFF)

(Traduzione e editing a cura di Francesca Buffo)(FINE/2015)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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